In un mondo informatizzato, l'autogoverno e' un concetto chiaro. Per focalizzarlo, basta soffermarsi sulla caratteristica piu' propriamente innovativa della comunicazione telematica rispetto alle precedenti tecniche di comunicazione: il fatto di costituire uno spazio pubblico interattivo e singolarizzato.
La modernita' aveva finora dato luogo a due tipi principali di tecnologie comunicative. L'uno a carattere pubblico e universale, ma monodirezionale: la stampa, il cinema, la radio, la televisione; l'altro a carattere interattivo e singolarizzato, ma privato: la posta, il telefono.
Lo "spazio pubblico" era quindi concepibile, mediante il primo tipo di tecnologia, solo al prezzo di una drastica riduzione della complessita', entro un dispositivo verticale di semplificazione e di comando, un interesse universale astratto esteriore all'insieme dei singoli, che in campo istituzionale era (ed e') rappresentato dallo Stato. In altre parole, cio' che riguardava la vita pubblica non poteva essere concepito in una relazione immediata col singolo, ma solo in una relazione mediata, attraverso istituzioni di vario genere: lo Stato, appunto, ma anche la Cultura, la Scuola, il Partito, la Chiesa, etc.
La telematica, al contrario, sull'onda di una trasformazione profonda che ha investito tutte le sfere del vivere sociale nel corso del XX secolo (fino all'attuale crisi del lavoro e della rappresentanza politica), da' luogo oggi a un cyber-spazio, che e' si' pubblico, ossia accessibile ai molti (come la stampa o la televisione), ma che e' anche singolarizzato, ossia accessibile a ciascuno direttamente in quanto singolo, in modo interattivo (come la posta o il telefono).
Questa novita', che e' assolutamente irriducibile ai due precedenti termini di paragone, rende d'un tratto concepibile una rappresentazione degli interessi sociali che possiede lo stesso grado di universalita' dello Stato, ma che non necessita di alcuna mediazione magico-razionale, ne' di alcuna riduzione universalistica delle singolarita'. In altre parole, rende possibile uno spazio pubblico non piu' esteriore e trascendente rispetto alla societa', ma completamente interiore ed immanente ad essa: ciascun cittadino, in quanto singolo, puo' aver parte nel discorso pubblico che si sviluppa intorno agli affari comuni, senza mediazioni; puo' espletare in prima persona quel diritto di sovranita' che gli era stato finora riconosciuto solo formalmente dalle costituzioni borghesi; puo' prendere parte attiva alla vita politica, senza farraginosi e malsicuri dispositivi di delega, e soprattutto senza quella casta separata di specialisti della politica che e' divenuta non a caso (come tutte le caste in decadenza) emblema di banalita' e corruzione.
Una democrazia diretta, processuale, perennemente costituente (certo su scala locale, forse su scala globale), si profila all'orizzonte - diviene possibile all'immaginazione. Ma per non essere ingenui, per essere pratici, dobbiamo chiederci: chi ha interesse a costruirla ? Quali agenti sociali, qui ed ora, possono volerla? Perche' pur sempre di una possibilita' si tratta, non di una realta' compiuta, e non sara' certo la sola forza dei buoni argomenti ad imporne la realizzazione ! Ebbene, dobbiamo riconoscere che questo e' un problema molto piu' complesso, e lo affrontiamo a parte, dove parliamo di impresa sociale: basti per ora menzionare quello che ci pare esserne il nocciolo duro.
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