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L’8 marzo, in ogni continente, al grido di «Non Una di Meno!» sarà sciopero femminista. Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. Portiamo lo sciopero sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle piazze. Incrociamo le braccia e rifiutiamo i ruoli e le gerarchie di genere. Fermiamo la produzione e la riproduzione della società. L’8 marzo noi scioperiamo!

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Assemblea pubblica: strategie femministe di resistenza Mercoledì 20 febbraio 2019 dalle ore 18:00.

 La Casa delle Donne di Lucha y Siesta è una realtà caleidoscopica, tra centro antiviolenza, casa rifugio, casa di semi autonomia e luogo di elaborazione politica femminista.

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Il 22 febbraio di 39 anni fa un commando di neofascisti assassinava davanti agli occhi dei genitori Valerio Verbano, 19enne studente del Liceo Archimede e militante dell'autonomia operaia. Valerio indagava sui rapporti tra destra eversiva e forze dell'ordine, svolgendo un lavoro di contro inchiesta quotidiano raccolto in un dossier “misteriosamente scomparso”. Un omicidio senza nessuna verità giudiziaria scritta in un'aula di giustizia, ma iscritto nella coscienza collettiva di Roma e del paese: un omicidio fascista.

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sgombasiloero

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GIOVEDI 7 FEBBRAIO 2019 - TORINO - ASILO SOTTO ASSEDIO.

4:40, boati all’improvviso su c.so Brescia, decine di agenti in borghese stanno sfondando il cancello dell’Asilo occupato, un minuto ed ecco decine di camionette, volanti, carabinieri in antisommossa, celerini e finanzieri con il mitra puntato.

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Mercoledi 6 Febbraio 2019. Pubblichiamo il comunicato "Lucha alla città" di LUCHA Y SIESTA.
A un anno dall’apertura della querelle sul fallimento di Atac, la Casa è in vendita. Il progetto della Casa delle Donne Lucha y Siesta è in pericolo.
Per sanare i conti in rosso, frutto di decenni di disastrosa gestione economica della partecipata comunale, l’azienda ricorre alla vendita di appartamenti, depositi e stazioni lasciati per anni in stato di abbandono e non c'è chiarezza sulla loro futura destinazione d'uso. Il Comune e la Giunta non si interessano alle conseguenze delle vendite, che coinvolgono interi quadranti di città, e sottovalutano senza se e senza ma il prezioso sistema di servizi per il contrasto alla violenza di genere che è in atto all'interno dell'immobile già recuperato e messo a valore nella Casa delle Donne Lucha y Siesta.
L’Atac ha richiesto la liberazione dello stabile di Via Lucio Sestio e, pur riconoscendone il peculiare servizio, di fatto ne richiede la chiusura, sacrificando la lotta alla violenza contro le donne sull’altare del proprio tornaconto. Da tempo chiediamo al Comune cosa pensa di fare per fermare la chiusura di Lucha y Siesta, struttura di accoglienza e polo sociale e culturale contro la violenza di genere.
Il Campidoglio e i dirigenti dell’azienda, di proprietà dello stesso Comune, tengono poco a mente che si tratta di un bene pubblico e che è loro responsabilità impegnarsi nel metterlo a disposizione per il benessere della comunità. A muoverli, invece, è l’interesse economico basato su speculazioni e clientelismo. Non possiamo permettere che a farne le spese sia la Casa delle Donne Lucha y Siesta, che adesso dovremmo lasciare di nuovo all’abbandono gettando via la ricchezza che rappresenta. Non possiamo più accettare il disinteresse del Comune e delle Giunta verso una situazione che agitiamo da più di un anno.
Una bellissima palazzina a due piani di inizio ‘900, con un ampio e curato giardino che, alla faccia delle istituzioni con la loro retorica e inconcludente solfa sulle periferie, si trova nel quartiere Tuscolano di Roma. Quando un numeroso gruppo di donne vi entrò nel marzo del 2008 trovò uno stabile fatiscente e in abbandono da più di un decennio. Le donne lo hanno recuperato, ristrutturato a proprie spese restituendolo alla sua legittima funzione sociale, con l’obiettivo di combattere la più infame delle oppressioni patriarcali: la violenza di genere e maschile sulle donne. Ad oggi la Casa delle Donne Lucha y Siesta è un progetto ibrido tra centro antiviolenza, casa rifugio e casa di semi autonomia, ma è anche molto di più. Uno spazio politico femminista e un punto di riferimento e di autorevolezza in cui si alimentano socialità, cultura e immaginazione. Da 11 anni, la casa fornisce accoglienza e sostegno ai percorsi di autonomia e uscita dalla violenza per donne e bambine/i in difficoltà; sono circa 1200 le donne sostenute nei loro percorsi di fuoriuscita dalla violenza in questo decennio; più di 140 donne e 60 minori ci hanno abitato per periodi più o meno lunghi. È un luogo fondamentale perché in tutta Roma il Comune dispone in maniera diretta di soli 20 posti per accogliere donne che escono da situazioni di violenza, quando la Convenzione di Istanbul ne prevede per la città circa 300. Lucha y Siesta ne ha 14, il 60% dei posti di tutto il territorio comunale.
La città di Roma e il municipio VII possono permettersi una simile perdita? Le istituzioni attribuiscono a tutto ciò il giusto valore? Onestamente ci sembra di no.
Abbiamo incontrato le amministrazioni comunali di Veltroni, Alemanno, Marino e Raggi: tutte hanno letto i nostri dossier, i risultati raggiunti, il lavoro prezioso a fianco delle donne che svolgiamo quotidianamente con attivismo gratuito, le reti e le relazioni costruite che connettono gli interventi per costruire un sistema articolato e competente, le svariate migliaia di euro risparmiate dall’amministrazione per aver messo a valore il bene in modo autogestito.
Dal 2009 abbiamo interloquito con tutte le istituzioni interessate e i tanti partiti politici che si sono succeduti, sia al Comune di Roma che alla Regione Lazio; ad oggi però nessuno ha mostrato l’impegno e la volontà necessaria per evitare l’alienazione dell’immobile che crediamo sia una battaglia di giustizia e di civiltà.
Tutti – ma proprio tutti – ne riconoscono il valore. Nessuno – ma proprio nessuno – ha voluto trovare una soluzione.
Il pericolo che la Casa chiuda è reale, proprio ora che la lotta alla violenza dovrebbe essere la priorità nell’agenda politica di ogni partito. Nessuno si senta esonerato dalla responsabilità politica di questa situazione né si senta al sicuro nascosto dietro le proprie competenze e prerogative.
La violenza di genere riguarda tutti e tutte.
Nel frattempo noi agiamo e convochiamo un’assemblea pubblica per il 20 febbraio presso la Casa delle Donne Lucha y Siesta, affinché si costruisca dal basso un patto di mutua resistenza.
Dalle nostre Case non ce ne andiamo, semmai ci prendiamo la rincorsa per invadervi le strade.
Contatti stampa:
Simona Ammerata 349 231 0920 / Mara Bevilacqua 320 748 6711
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Twitter: @luchaysiesta
Facebook: Lucha y Siesta

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Radio Onda Rossa trasmette da più di 40 anni senza padroni né pubblicità.

Una radio autogestita da compagni e compagne che per trasmettere non intendono percepire alcun compenso.

Tenerla in piedi costa 30.000€ ogni anno

Per 42 anni il finanziamento si è basato sulle donazioni spontanee di "chi se la sente" e sulle iniziative.

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Riportiamo il comunicato di AARE riguardante i fatti avvenuti a Centocelle la notte di lunedi 28 gennaio 2019, in calce il link.

Ieri notte a Centocelle tra piazza delle Gardenie e piazza delle Camelie 20 fascisti armati di caschi e bastoni pensavano bene di aggredire due ragazzi. I fascisti hanno poi proseguito lasciando messagi di odio e paura sui muri del quartiere. La loro presenza a Centocelle è una chiara provocazione il 28 gennaio, nel giorno dell anniversario della liberazione del quadrante di Roma Est dal nazifascismo. Nell' VIII zona partigiana la resistenza portò ben presto alla liberazione, oggi come ieri abbiamo bisogno di liberarci da ogni forma di fascismo, con ogni mezzo necessario.

COMBATTI LA PAURA, DISTRUGGI IL FASCISMO

https://www.facebook.com/antifaromaest/photos/a.266658610545465/401500663727925/?type=3&theater

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VENERDi 25 GENNAIO 2019 ore 17:00 in piazza dell’esquilino,

Nei pressi del ministero degli interni, dobbiamo farci sentire!
Porta con te una casseruola, mestoli e strumenti atti al rumore!

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I Consultori Familiari, fin dalla loro istituzione nel 1975, hanno rappresentato un fondamentale presidio di salute pubblica a partecipazione sociale, laico e gratuito.
Recenti cambiamenti gestionali da parte della Direzione della ASL Roma2 stanno modificando radicalmente il mandato istituzionale dei consultori impoverendoli a discapito di molte attività fondamentali per la salute delle donne.

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19 OTTOBRE 2018, ROMA. Ieri notte intorno alle 23:40 circa un incendio è divampato nei locali esterni della Palestra Popolare Valerio Verbano in via delle Isole Cursolane al Tufello.
L'incendio è stata spento dai Vigili del Fuoco intorno alla mezzanotte; alla fine i danni hanno riguardato esclusivamente la parte esterna e l'area tecnica costituita dal boiler per l'acqua calda e il relativo impianto idraulico.

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19 OTTOBRE 2018

Ieri sera Acad l'Associazione contro gli Abusi in Divisa è stata vittima di un abuso da parte delle forze di polizia. Alcuni nostri attivisti e attiviste di Roma, in procinto di affiggere uno striscione di solidarietà e denuncia rispetto alla sentenza della Cassazione sull'omicidio di Riccardo Magherini, sono stati fermati e circondati da una decina di Volanti e da un blindato in zona Colosseo per essere successivamente tradotti nel vicino commissariato "Viminale".

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Tre anni e dieci mesi. Questa è la condanna che il Tribunale di Roma ha deciso in primo grado per Nunzio D’Erme, storico attivista del centro sociale Corto Circuito ed ex consigliere comunale. Insieme a lui sono stati condannati anche Marco Bucci, attivista del centro sociale Spartaco, e Marco Liodino. La sentenza riguarda un fatto avvenuto nel 2014 per cui Nunzio ha già scontato la detenzione cautelare in carcere e poi ai domiciliari: durante un convegno istituzionale sull’educazione alla differenza, tenutosi nella sede del VII Municipio a Roma, alcuni militanti del gruppo di estrema destra Militia Christi si presentarono per contestare l’incontro. Nel caos che ne seguì, alcuni militanti reagirono alla presenza degli oltranzisti cattolici, la cui presenza fu nei fatti tutelata dalle forze dell’ordine presente. Queste condanne sono l’ennesimo attacco per via giudiziaria alle lotte sociali, una sentenza che si inserisce perfettamente nel clima di oscurantismo e demonizzazione di ogni forma di conflittualità sociale.

Articolo tratto dalla notizia pubblicata da Dinamopress

Pubblichiamo di seguito il comunicato del Centro sociale Spartaco


DIFENDERSI DAL MEDIOEVO NON PUO’ ESSERE UN REATO

Alla fine ci hanno condannati. Perché non siamo riusciti a rimanere in silenzio e non lo faremo mai di fronte a chi semina odio, violenza e pregiudizi. Il 21 maggio del 2014 eravamo lì, presso la sede del VII Municipio, ad ascoltare e portare il nostro contributo al convegno “Caro prof… mi chiamano gay”, che metteva al centro l’educazione sentimentale, nel rispetto dell’orientamento sessuale e nel contrasto dell’omofobia. Eravamo insieme ai genitori e agli insegnanti, al Presidente del Municipio, a un Assessore municipale e a un Parlamentare della Camera dei Deputati. Siamo convinti che un cambiamento vero sia possibile a partire dalle nuove generazioni diffondendo i valori dell’inclusione e della diversità. Perché quello che successe in quel periodo al liceo Cavour, ovvero un ragazzo gay di 15 anni che si tolse la vita perché preso in giro dai compagni, non succeda mai più. Il nostro compito è contrastare ogni tipo di discriminazione, da quella sessuale a quella di genere, da quella dei migranti a quella nei confronti di chi versa in uno stato di povertà e indigenza.

Oggi non possiamo sentirci al sicuro fino a quando ci sarà chi, come questo Governo, continuerà ad attaccare i diritti civili e umani. Per noi ogni persona ha il diritto di essere quello che si sente di essere, di esprimere sé stesso e la propria personalità senza restrizioni e limiti, di costruire la propria vita in piena libertà, di condividere sé stesso con chi ama. Per questo facciamo vivere ogni giorno il centro sociale Spartaco. Dobbiamo sforzarci di decostruire il concetto tradizionale di famiglia e tutti gli stereotipi costruiti intorno ad esso. Le relazioni amorose e sessuali sono molteplici, e tutte legittime oltre che piacevoli. Durante il convegno per il quale tre compagni sono stati condannati in primo grado a un totale di 7 anni il 5 Novembre, Militia Christi ha fatto la sua provocazione provando a sostenere che sia sbagliato, “un pericolo per la purezza della famiglia italiana”, educare i ragazzi e le ragazze delle scuole di periferia alle diversità sessuali. Noi crediamo che nessuno possa essere discriminato per la propria sessualità. Dobbiamo difenderci dalla violenza e dalla prepotenza e quel giorno lo abbiamo fatto. Li abbiamo cacciati dal nostro convegno perché volevano provare ad impedirlo. Per questo riteniamo sia assurdo l’intervento spropositato delle forze dell’ordine in quel frangente e in seguito la condanna inconcepibile.

Non abbiamo fatto finta di niente, non ci siamo girati dall’altra parte, non ci siamo tirati indietro. Abbiamo deciso da che parte stare ed è per questo che ci hanno condannati. Ma non abbiamo paura perché non ci sentiamo soli. Siamo insieme al mezzo milione di persone del Pride che lo scorso 9 giugno sono scese in piazza a Roma per affermare i propri diritti lgbt, siamo con il movimento Non una di meno e con tutte e tutti quelli che si oppongono all’approvazione del decreto Pillon sulla famiglia e al decreto Sicurezza, siamo con tutti quelli che non possono accettare che l’attuale governo Salvini-Di Maio ci riporti indietro di anni, nel periodo più buio della nostra storia.

Saremo in piazza a Roma il 24 Novembre: Manifestazione nazionale di Non una di meno e il primo Dicembre alla manifestazione cittadina sei 1 di NOI.

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VENERDI 16 NOVEMBRE 2018 Non una di meno Roma si incontrerà questa settimana di venerdì 16 alle ore 18.00 in un'assemblea pubblica presso il Forte Prenestino, Via Federico Delpino 1 (zona Centocelle).

Dopo la straordinaria giornata di sabato 10, con oltre 60 piazze in tutta Italia che hanno dato vita a cortei, presidi, flash mob, iniziative contro il DdL Pillon, continua lo stato di agitazione permanente di Non una di meno verso il 24 novembre!

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Continua lo Stato di Agitazione Permanente di Non una di meno!

• 24 novembre 2018 manifestazione nazionale di Non Una Di Meno a Roma. Partenza ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arrivo a Piazza San Giovanni.

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VENERDI 26 OTTOBRE 2018. ORE 18:00 presso PIAZZA DELL'IMMACOLATA, SAN LORENZO.

Giovedì scorso nel quartiere di San Lorenzo Desirée, una ragazza di soli sedici anni, è morta di overdose dopo essere stata violentata da un gruppo di uomini.

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ROMA. OTTOBRE 2018. Fabio Anselmo: «E' la prima volta che un uomo in divisa direttamente coinvolto in un abuso decide di parlare». Ilaria Cucchi: «E' il tassello che mancava, tutto quello che in questi anni avevo solo potuto immaginare». Massimo Lauria per RSInews
https://www.rsi.ch/news/mondo/Caso-Cucchi-il-muro-è-crollato-10978757.html

“Quello che fa più male è che Stefano è stato lasciato morire da solo, come un cane, nell'indifferenza di chi l'ha guardato solo con le lenti del pregiudizio: un detenuto, un tossicodipendente, un rompiscatole, non un essere umano”. Ilaria Cucchi parla di fronte ad una sala strapiena. Oltre 600 persone affollano il centro sociale La Strada di Roma per la proiezione di Sulla mia pelle, il film di Alessio Cremonini che racconta gli ultimi giorni di vita del geometra Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto solo una settimana dopo nell'ospedale penitenziario della capitale, Sandro Pertini. Centinaia di persone sono rimaste fuori. Dentro il caldo è soffocante, ma nessuno vuole perdersi la proiezione. Sono oltre cento le visioni collettive e informali del film, nel primo mese dall'uscita, in giro per l'Italia. Centri sociali, collettivi studenteschi, associazioni, oltre alle sale cinematografiche e le visualizzazioni su Netflix. La pellicola è ormai diventata un fenomeno.

Da caso di cronaca nera, la vicenda di Stefano Cucchi è ora anche un caso cinematografico. Oltre 190 i Paesi in cui è possibile vederlo. “In questo modo la storia di Stefano arriva a tutti. Per anni io e la mia famiglia siamo stati isolati. Intorno a noi si era alzato un muro, da subito. Dopo nove lunghi anni di battaglie tra le aule giudiziarie e fuori dai tribunali, in cui si faceva il processo al morto, a mio fratello, e non a quelli che hanno causato la sua morte, ora finalmente quel muro è stato abbattuto una volta per tutte”, prosegue Ilaria, riferendosi alla confessione di Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale, che durante l'interrogatorio ha denunciato gli altri due colleghi dell'Arma, Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessando, come responsabili del pestaggio che ha causato la morte di Cucchi.

“La gente si sente lontana da realtà come questa, ma quello che è accaduto a Stefano può accadere a ognuno di noi. Per questo è importante far conoscere la verità”, chiude Ilaria Cucchi.

Oggi al Forte

10:00 - 13:00
Segreteria
15:00 - 18:30
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15:00 - 20:00
Segreteria
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17:00 - 21:00
segreteria pallestra
17:00 - 18:00
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18:00 - 00:00
Sala Da The
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Yoga
18:00 - 00:00
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19:00 - 20:30
Karatè-Do
19:30 - 21:00
Taijiquan
20:00 - 21:30
Danza contemporanea
20:30 - 23:00
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