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ROMA. OTTOBRE 2018. Fabio Anselmo: «E' la prima volta che un uomo in divisa direttamente coinvolto in un abuso decide di parlare». Ilaria Cucchi: «E' il tassello che mancava, tutto quello che in questi anni avevo solo potuto immaginare». Massimo Lauria per RSInews
https://www.rsi.ch/news/mondo/Caso-Cucchi-il-muro-è-crollato-10978757.html

“Quello che fa più male è che Stefano è stato lasciato morire da solo, come un cane, nell'indifferenza di chi l'ha guardato solo con le lenti del pregiudizio: un detenuto, un tossicodipendente, un rompiscatole, non un essere umano”. Ilaria Cucchi parla di fronte ad una sala strapiena. Oltre 600 persone affollano il centro sociale La Strada di Roma per la proiezione di Sulla mia pelle, il film di Alessio Cremonini che racconta gli ultimi giorni di vita del geometra Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto solo una settimana dopo nell'ospedale penitenziario della capitale, Sandro Pertini. Centinaia di persone sono rimaste fuori. Dentro il caldo è soffocante, ma nessuno vuole perdersi la proiezione. Sono oltre cento le visioni collettive e informali del film, nel primo mese dall'uscita, in giro per l'Italia. Centri sociali, collettivi studenteschi, associazioni, oltre alle sale cinematografiche e le visualizzazioni su Netflix. La pellicola è ormai diventata un fenomeno.

Da caso di cronaca nera, la vicenda di Stefano Cucchi è ora anche un caso cinematografico. Oltre 190 i Paesi in cui è possibile vederlo. “In questo modo la storia di Stefano arriva a tutti. Per anni io e la mia famiglia siamo stati isolati. Intorno a noi si era alzato un muro, da subito. Dopo nove lunghi anni di battaglie tra le aule giudiziarie e fuori dai tribunali, in cui si faceva il processo al morto, a mio fratello, e non a quelli che hanno causato la sua morte, ora finalmente quel muro è stato abbattuto una volta per tutte”, prosegue Ilaria, riferendosi alla confessione di Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale, che durante l'interrogatorio ha denunciato gli altri due colleghi dell'Arma, Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessando, come responsabili del pestaggio che ha causato la morte di Cucchi.

“La gente si sente lontana da realtà come questa, ma quello che è accaduto a Stefano può accadere a ognuno di noi. Per questo è importante far conoscere la verità”, chiude Ilaria Cucchi.

domenico lucano riace

domenico lucano riace

MARTEDI 2 OTTOBRE 2018
Questa mattina Riace si è svegliata con un’operazione che sa di vendetta, minaccia e intimidazione. Domenico Lucano, il sindaco della cittadina, è stato arrestato e messo agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione Xenia.

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RiMaflow, attraverso le sue diverse attività lavorative (la Cooperativa e le botteghe artigiane), le sue attività culturali e la promozione di una rete di economia sociale e popolare Fuorimercato, ha contribuito a dare un volto più solidale e umano alle periferie e alla realtà del territorio del SudOvest milanese, diventando riferimento importante anche a livello internazionale per il riscatto dei settori sociali più deboli.

L’inchiesta in cui è stata coinvolta con l’accusa di associazione a delinquere è paradossale proprio per il profondo valore etico e sociale messo in campo dai suoi lavoratori e dalle sue lavoratrici.

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Giovanna Marini scrive al coro di Testaccio lettera bellissima x Riace.
Carissimi, vi scrivo per questo problema di Riace che mi tiene sveglia la notte per la rabbia e l'impotenza.
Sappiamo tutti che è un paese modello, Riace; grazie all'accoglienza, ora pieno di neonati e adulti che erano neonati quando sono sbarcati a Riace e accolti da un sindaco intelligente che con loro ha ricostruito e ricreato un paese morente.
Ora il sindaco fa lo sciopero della fame. Lo dicono solo i social e "Il sole 24 ore" che Il Ministero degli Interni nega a Riace i soldi, quasi 2.000.000, mandati dal'Europa per Riace, e nega anche la sovvenzione del primo semestre 2018 che ha dato a tutti i paesi. Lo Stato taglia i fondi al sindaco di Riace perché è un paese modello.
C'è una sorta di consegna del silenzio su Riace, la gente non ne sa nulla, solo i pochi che vanno spulciando qua e là sui social qualcosa hanno capito.
Hanno capito che Riace, che nel mondo è conosciuta come un'esperienza pilota che andrebbe seguita dai tanti paesini morenti in Italia, è invece destinata con tutto il suo carico di famiglie ormai salvate, felici, operative e anche di locali, a una lenta morte per estinzione del paese bollato da Salvini come culla di clandestini.
E' una cosa che rivolta la coscienza, non ci si dorme su un'ingiustizia così stupida e crudele, perciò è venuto in soccorso il RECOSOL Rete di Comitati per la Solidarietà che si è messa a disposizione col proprio IBAN per aiutare il paese, per sconfiggere il razzismo inconsulto e sfrenato dell'attuale governo.
Mimo Lucano da due giorni ha ripreso vigore per fortuna, sempre continuando il suo sciopero della fame, ma ora confortato da un segno positivo. Dal RECOSOL, dopo nemmeno 48 ore della sua apertura, sono arrivati 10.000 euro.
Prima il sindaco non voleva questi soldi di pura generosità: diceva "Riace ha i suoi soldi, li sta trattenendo il Governo, li deve dare". Ora ha capito che comunque il paese deve vivere, i servizi li deve dare ai paesani, e si è deciso ad accettare i nostri soldi e così è partita la rete. Tutto questo è accaduto pochi giorni fa, la decisione e la diffusione, ora tocca a tutti noi diffondere. E' il momento di dimostrare che non siamo tutti razzisti e menefreghisti come spera Salvini. Ci sono coscienze che forse lui nemmeno immagina ma che muovono il mondo meglio delle non-coscienze mosse solo da paura e ignoranza e stupidità. Un tris mortale.
Vi abbraccio tutti fortissimo, stiamo vicini "statti cu' mia, ca sinnò cadimme ". La mando a voi perché la mandiate a tutti e vi ringrazio infinitamente
Giovanna

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Come quando ti sgomberano il 31 luglio.
Stabile sotto sequestro. Una pratica questa che sembra ormai consolidarsi anche a Milano oltre che a Roma.

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30 LUGLIO 2018. LA 194 NON SI TOCCA! DUE CAMPAGNE IN VISTA DELLE MOZIONI PRESENTATE A VERONA CONTRO LA LIBERTÀ DELLE DONNE. DUE MINUTI PER LEGGERE, DUE MINUTI PER ADERIRE ALLA CAMPAGNA DI NON UNA DI MENO!

Nel quarantesimo anniversario della legge 194 giovedì 26 luglio il Consiglio comunale di Verona, città in cui fino a qualche settimana fa era vicesindaco l’attuale ministro della Famiglia Lorenzo Fontana,discuterà due mozioni entrambe proposte dalla Lega Nord contro la libertà di scelta e l’autodeterminazione delle donne. La n. 434 intende dare ampio spazio e finanziamenti alle associazioni cattoliche che hanno come obiettivo quello di contrastare l’aborto libero e gratuito. Vuole poi proclamare ufficialmente Verona “città a favore della vita”. La mozione n. 441 vuole sistematizzare la “sepoltura dei bambini mai nati”, anche senza il consenso della donna coinvolta.

Su proposta di NUDM Verona a livello nazionale abbiamo deciso di intervenire con due campagne di sostegno alla nostra autodeterminazione:

- sui social con l’hashtag #194nonunpassoindietro nella giornata di giovedì 26 concentrandoci tra le 16 e le 18 quando se ne discuterà in consiglio comunale

- con un mailbombing da ora inviando sia personalmente che come movimenti e collettivi al sindaco e al consiglio comunale il testo qui sotto. Intasiamo le caselle di posta, e diffondiamo a nostra volta ai nostri contatti.

INDIRIZZI A CUI INVIARE LA MAIL:
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OGGETTO DELLA MAIL:
La 194 non si tocca!

TESTO DELLA MAIL:
al Sindaco di Verona Federico Sboarina
al Presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio
e a tutte/i le/i consigliere/i

In quanto cittadina/o preoccupata/o per la deriva integralista che si sta imponendo in modo sempre più evidente a Verona, chiedo che il consiglio comunale non approvi le mozioni 434 e 441 che intendono ostacolare l’applicazione della legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza e l’autodeterminazione delle donne.

La prima e l'ultima parola spetta alle donne, nessun passo indietro sulla 194!
#194nonunpassoindietro

Firma del collettivo o della persona

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PROVOCAZIONE FASCISTA NELLA NOTTE A SAN LORENZO. BOTTIGLIE E MINACCE CONTRO COMMUNIA

Nella notte tra il 12 ed il 13 luglio, intorno alle 3 di notte, due macchine cariche di fascisti si sono presentate fuori dallo Spazio di Mutuo Soccorso Communia in Via dello Scalo San Lorenzo 33. I camerati hanno iniziato a tirare bottiglie e provato a forzare il cancello. All'interno dello spazio erano presenti solo quattro attivist@ che prontamente hanno protetto Communia e sventato l’assalto. Contemporaneamente nel quartiere sono comparse scritte e simboli nazisti, in particolare una svastica sulla storica scritta Viva i Partigiani che accoglie chiunque entri a San Lorenzo dalla tangenziale est. Le modalità della provocazione sono molto simili a quelle utilizzate qualche settimana fa a Centocelle, quando un gruppo di fascisti ha minacciato gli abitanti di una storica occupazione di zona e di alcune sedi di organizzazioni politiche.

Questo ennesimo episodio è figlio del clima d’odio che nel Paese si respira da quando al governo c’è Salvini sostenuto dai fedelissimi Cinque Stelle. Il cambiamento tanto annunciato sta avvenendo, ma in senso autoritario e razzista. È di oggi la notizia che 600 persone sono annegate solo nell'ultimo mese: la metà di tutte le morti in mare dall'inizio dell'anno, grazie alle ultime scelte dei governi europei, in particolare di quello italiano. Di fronte questo nuovo olocausto la reazione della politica è quella di aizzare i sentimenti peggiori soffiando sul fuoco della paura verso il migrante e mettendo al bando la solidarietà, come dimostra la campagna contro le ONG e la chiusura dei porti. In questo clima i fascisti si sentono protetti e forti nelle loro azioni, agendo di notte con le loro modalità vigliacche quello che di giorno urlano ai media i loro referenti al governo. Colpire un luogo come Communia, che della solidarietà verso i migranti e le donne ha fatto un valore fondante, è un tassello di una strategia più ampia che va immediatamente stroncata. Il fatto che i fascisti si siano presentati ed abbiano attaccato uno spazio in un quartiere come San Lorenzo, da sempre fortemente antifascista, rappresenta un campanello d’allarme che non possiamo sottovalutare.

Ad essere sotto attacco è la solidarietà ed è quindi dalla risposta dei soggetti solidali che dobbiamo partire per interrompere questa dinamica. Abbiamo bisogno con urgenza di far emergere queste esperienze e rafforzarle quotidianamente. Dobbiamo continuare a rendere protagonisti i soggetti sociali che più sono sotto attacco in questo momento, migranti e donne in particolare. La reazione immediata di Non Una Di Meno sotto il ministero dei trasporti quando Toninelli e Salvini hanno chiuso i porti all’Acquarius, o le forti risposte di piazza dopo l’assassinio di Sumaila Sacko, ci indicano le giuste strade da percorrere.

Queste intimidazioni non fermeranno la nostra quotidiana attività. Continueremo a testa alta a praticare antifascismo nelle strade di questo quartiere e di questa città, parlando di antisessismo e di antirazzismo, cercando legami e connessioni tra queste lotte, avendo sempre presente chi sono i veri nemici e consapevoli del ruolo che hanno avuto nella storia e che ancora oggi hanno i fascisti: cani da guardia del potere.

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GIOVEDI 5 LUGLIO 2018.

Se ne è andato ieri Piero Pesce, nostro amico e compagno, anima del casale falchetti a centocelle dopo essere stato fra i primi occupanti del forte prenestino.

L'appuntamento, per un brindisi alla sua salute, è per questo pomeriggio, giovedì 5 luglio 2018, a partire dalle ore 18.00 al casale falchetti, in viale della primavera 319.

Lo ricordiamo con un compagno del forte prenestino, di seguito il comunicato del LSA 100 celle.

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Nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio 2018, a mezzanotte circa, un gruppo di fascisti arriva a bordo a due macchine e si ferma di fronte alla nostra biblioteca BAM a via di castani a centocelle, scendono urlando viva il duce cpn le braccia tese facendo il saluto romano. La biblioteca era chiusa e nella parte abitativa dell'occupazione non c'erano i compagni attivisti ma solo famiglie e bambini, spaventati, spengono le luci e cercano di capire che succede, sono delle famiglie straniere semplici non abituate a situazioni del genere.
I camerati cominciano sempre uralndo a prendere a calci e pugni le serrande della biblioteca mentre un altro minaccia un compagno nostro che abita lì insultando "scendi giù bastardo" detta accompagnata e ripetuta svariate volte...
Il tutto è durato quasi 40 minuti, infine si sono allontanati minacciando di tornare e dare fuoco alla biblioteca.

Questi atti vigliacchi non ci fanno paura ma ci fanno riflettere su come sta cambiando seriamente l'area che tira oramai ansando da peggio in peggio.
È grave che questi topi aggirano intorno ai nosti spazi indisturbati.
Occhi sempre aperti
Sempre antifascisti, combatteremo la paura, distruggeremo il fascismo
 

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SABATO 2 GIUGNO 2018
PENTAGONO NO!
MANIFESTAZIONE CONTRO L'ALLARGAMENTO MILITARE
AL PARCO ARCHEOLOGICO DI CENTOCELLE

10:30 Passeggiata e biciclettata da piazzale delle Gardenie verso il Parco Archeologico

13 Pranzo sociale a sottoscrizione libera

17:30 Visita guidata alle bellezze e criticità del parco

Durante il pomeriggio:
__Baretto ristoro
__Dj set El Pinche Perro X Moebius Ohba X Curandera
__Inteventi sull'impatto ambientale dei militari
__Reading poetico
__Warner circus
__Titubanda
__Gruppi musicali della sala prove autogestita 100rec
__Djset
__Sport popolare (allenamenti e lezioni di prepugilistica, dance contact e acroyoga)


"Il Parco è in parte abbandonato, inquinato e poco accessibile, e si trova al centro di una delle aree più densamente popolate e cementificate d’Italia, fra i quartieri di Centocelle, Quadraro, Torre Spaccata, Cinecittà. Potrebbe essere bonificato e tornare ad essere una risorsa sociale e ambientale per tutti. Ma i piani per ora sembrano essere altri…

Non bastava il “Comando Operativo di Vertice Interforze”, già presente nell’area dell’ex Aeroporto di Centocelle, struttura che organizza le missioni militari nelle aree di guerra.

Tra il Ministero della Difesa, Comune di Roma, V Municipio sono in corso accordi, per il progetto del cosiddetto “Pentagono Italiano”, grazie alla sottrazione al Fondo destinato alle periferie di 2,6 miliardi di Euro. Tale progetto consiste nell’estensione delle attuali strutture militari presenti sul Parco (l’ex-aeroporto Centocelle), con sottrazione di numerosi ettari all’utilizzo pubblico e con la realizzazione di un polo per il comando unico di tutte le forze armate italiane. Secondo le poche informazioni fornite dal ministero della difesa, entro fine 2017 era previsto l’arrivo di 3000 unità tra militari e dipendenti del ministero.
Quindi una maggiore militarizzazione costante dell’area, difficoltà di mobilità, aumento dell’inquinamento elettromagnetico, col rischio che l’intero Parco finisca per essere interdetto alla popolazione.
Noi non vogliamo essere vicini di casa di chi da anni è responsabile di morti, distruzioni, esodi di massa, come sta facendo l’esercito italiano con la sua partecipazione a una guerra continua, le cui vittime principali sono popolazioni civili come noi.
Riprendiamoci il parco! E agiamo con determinazione per informare la popolazione: se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al posto nostro. Perché un luogo di serenità, gioco e distensione non si trasformi in una base di morte."

cambio giro

cambio giro

Domenica 27 MAGGIO Ci vediamo in Giro! dalle ore 15:55 al CIRCO MASSIMO!
La campagna #CambiaGiro lanciata a settembre 2017 contro la partenza del Giro d'Italia da Gerusalemme e Israele ha visto in questi mesi unagrande mobilitazione internazionale a partire dalla Palestina.
In Italia, fin dalla Sicilia la risposta dei territori e degli attiviste e attivisti che da anni sostengono la lotta per la Palestina libera ha segnato quasi tutte le tappe già svolte. #CiVediamoInGiro attraverserà il Nord Est e la Val Susa, fino ad arrivare alla tappa finale a Roma il *27 maggio 2018*.
La Questura ha dichiarata una “zona verde” interdetta alle manifestazioni in tutto il centro di Roma. Noi invece la coloreremo di verde, rosso, bianco e nero, i colori della Palestina.

Invitiamo tutte e tutti a:
- Invadere i propri territori di scritte, striscioni, volantini, cartelli a sostegno della campagna #CiVediamoInGiro e #CambiaGiro.
- Partecipare alla Critical Mass per un uso giusto della bici, che partirà alle 18.30 da piazza Vittorio venerdì 25 maggio.
- Scendere in piazza al Circo Massimo domenica 27 maggio alle 15.55, dove, al momento giusto la Palestina che resiste si paleserà con i suoi colori e i suoi simboli.

Le proteste si svolgono in un contesto in cui il governo statunitense sposta la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, rafforzando il controllo illegale di Israele sulla citta. È chiaro che l'evento sportivo viene usato da Israele come strumento di propaganda.
Che lo Sport sia sempre stato sfruttato come canale mediatico per fornire un'immagine ripulita ed equilibratamente competitiva di uno Stato che nemmeno può nascondere le violenze sistematiche praticate dentro e fuori i propri confini, è Storia: pensiamo alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, come ai Mondiali del 1978 in Argentina.
Una delle motivazioni ufficiali sbandierata dagli organizzatori RCS è quella di celebrare la figura di Gino Bartali, campione ciclistico. Ma è evidente l'intento di oscurare le continue violazioni dei diritti umani perpetrate a danno del popolo palestinese. Tutto con l'avvallo del Governo italiano. Il Ministro Lotti ha infatti dichiarato sui social, durante le celebrazioni della partenza del 4 maggio che "lo Sport è veicolo formidabile di riconciliazione e concordia tra differenze - sociali, identitarie, religiose, politiche". 
Invece si fa un uso strumentale dello sport, sfruttando il Giro per nascondere e festeggiare 70 anni di colonizzazione e oppressione del popolo palestinese da parte dello stato di Israele. In cambio RCS ha incassato milioni di euro.
Da settimane i palestinesi di Gaza manifestano per i loro diritti, dando vita alla #GreatReturnMarch, la Marcia per il Ritorno, a ridosso dell'anniversario della Nakba. 
Israele ha risposto con un'escalation della violenza repressiva.
Dal 30 marzo – Giornata della Terra e inizio della Grande Marcia del Ritorno – i cecchini israeliani hanno ucciso oltre 100 palestinesi, compresi 12 bambini, e ne hanno feriti o piu di 12.000.
Il numero di feriti è più alto di quello totale registrato nei due mesi di offensiva militare israeliana Margine Protettivo del luglio-agosto 2014.
Il ruolo che Israele gioca in Medio Oriente è ulteriore espressione di interessi economici e militari.
A tutto ciò ci opponiamo, promuovendo alternative che non si misurano su potenza e profitto. Sosteniamo la lotta di popoli che resistono e si autodeterminano. Aderiamo all'appello palestinese per il boicottaggio disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele.
Lo Sport non può essere elemento spendibile per scrivere una versione alternativa alla realtà.
Per questo lanciamo, in visto dell'arrivo del Giro, un appello a manifestare la propria indignazione contro la violenza e la repressione di Israele.
Dalla parte dei popoli in lotta, non per odio ma per dignità!
#shameongiro

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GIOVEDI 24 MAGGIo alle 18:00 a LARGO AGOSTA! Assemblea Territoriale ROMA EST (scuola e territorio)
Linkiamo il testo dell'evento: Nel nostro quartiere si avverte l’esigenza di ricreare degli spazi di aggregazione volti alla socialità e alla condivisione.

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Pubblichiamo l'appello di Rudra, figlio di Aldo Bianzino, al fine della riapertura del processo per omicidio.
"Oltre 10 anni fa moriva in modo assurdo mio padre, Aldo Bianzino, nel carcere di Perugia. Ci dissero che aveva evidenti lesioni al cervello al fegato e alla milza, e il medico legale di parte parlò di un *pestaggio militare atto ad uccidere*, ma incredibilmente archiviarono il caso, dicendo che era morto per cause naturali!

In tutti questi anni io non mi sono dato per vinto, e finalmente sono riuscito ad ottenere nuove e importantissime analisi mediche e legali che mettono completamente in discussione il suo caso.

E oggi, in Parlamento, renderò note le ragioni che mi spingono a chiederela riapertura del processo per omicidio di mio padre! Ma ho bisogno dell’aiuto di tutti voi. È difficile riaprire un dibattito che potrebbe mettere in discussione quelle stesse istituzioni che invece dovrebbero proteggerci, ma ce la possiamo fare solo se in tanti vi unirete a me nel chiedere giustizia per mio padre.


LINK PER FIRMARE L'APPELLO:
https://secure.avaaz.org/campaign/it/it_giustizia_per_mio_padre_11/?fHKKgnb

 

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di Ahmed Abu Ratima

fonte: https://www.nytimes.com/2018/05/14/opinion/gaza-protests-organizer-great-return-march.html 

Il seme che è cresciuto nella Grande Marcia del Ritorno di Gaza è stato piantato il 9 dicembre 2017, giusto qualche giorno dopo che il presidente Trump ha annunciato che avrebbe riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele.

Noi palestinesi abbiamo mantenuto a lungo il sogno di Gerusalemme come la nostra propria capitale, o almeno come una capitale condivisa in un paese che offre pari diritti a ciascuno. Il sentimento di tradimento e afflizione a Gaza era palpabile. Per schiarirmi le idee, sono andato con il mio amico Hasan a camminare lungo il confine, cosa che facciamo ogni tanto.

“Là giace la nostra terra”, ho detto ad Hasan, quando ho guardato agli alberi dall’altro lato del recinto di filo spinato che ci confina. “È soltanto a pochi chilometri da qui”. Però resta così lontana, a causa di quella recinzione e dei soldati che la controllano. La maggior parte delle persone della mia età non hanno mai avuto il permesso di lasciare Gaza, dal momento che l’Egitto controlla l’uscita a sud e Israele limita l’accesso a nord – oltre a proibire l’uso del nostro mare e dell’aeroporto (o almeno di ciò che di esso rimane dopo tre guerre).

Questo pensiero ha portato a un desiderio espresso su Facebook. E ha talmente avuto risonanza tra la gente di Gaza, che ha dato origine a un movimento che è culminato nelle storiche proteste che si sono tenute lungo l’ultimo mese. Tragicamente, Israele ha reagito ancora più brutalmente di quanto mi fossi aspettato – e ho attraversato tre delle sue guerre. L’ultima stima del numero dei protestanti uccisi è di 104; più di 50 sono morti soltanto lunedì (14 maggio). Inoltre in migliaia sono stati feriti. Ma le nostre voci hanno bisogno di essere ascoltate, e lo sono state.

Il mio odio per i confini è sia universale – nel senso che tutti i Palestinesi soffrono a causa loro – che molto personale. I miei nonni e i loro nonni  sono nati e cresciuti nella città di Ramla, al centro di quello che ora è Israele. Durante le mie camminate, immaginavo la terra ancestrale della mia famiglia.

Ma ho anche fatto esperienza dell’impatto distruttivo dei confini in maniera più personale. Sono nato nel 1984, due anni dopo il ritiro di Israele dalla penisola del Sinai, che ha diviso la mia città, Rafah, tra Gaza e l’Egitto. Il nucleo della città è stato raso al suolo da Israele e l’Egitto per creare una zona cuscinetto, separando così famiglie, inclusa la mia, col filo spinato. La famiglia di mia madre viveva dal lato egiziano e la divisione di Rafah ha portato alla separazione dei miei genitori. Nonostante mia madre vivesse a un tiro di schioppo, sono passati 19 anni prima che la rivedessi.

Quel giorno di dicembre, mentre guardavo gli uccelli volare sopra il confine che io non potevo attraversare, mi sono ritrovato a pensare quanto gli uccelli e gli animali siano molto più furbi delle persone; essi vivono in armonia con la natura anziché alzare muri. Più tardi, quello stesso giorno, su Facebook mi sono domandato cosa succederebbe a un uomo se agisse come un uccello e attraversasse quella recinzione. Ho scritto: “Perché i soldati israeliani gli sparerebbero come se stesse commettendo un crimine?”. Il mio unico pensiero era di raggiungere gli alberi, sedermi là e quindi tornare indietro.

Non riuscivo a non pensarci. Un mese dopo ho scritto un altro post “Grazie, Israele, per aprirci gli occhi. Se l’occupazione aprisse i luoghi di passaggio e permettesse alla gente di vivere una vita normale e creasse lavoro per i giovani, potremoo aspettare per diverse generazioni”, ho scritto. “Siamo costretti a scegliere tra gli scontri o la vita”. Ho terminato il post con l’hashtag #GreatReturnMarch.

I giovani di Gaza hanno reagito al mio post immediatamente, condividendolo e aggiungendo le loro idee personali. Già una settimana dopo, sembrava che in centinaia ne parlassero. Abbiamo istituito un comitato giovanile e incontrato le agenzie locali e le istituzioni. Abbiamo anche incontrato i partiti politici nazionali: volevamo offrire a tutti i settori della società di Gaza l’opportunità di essere coinvolti.

Cosa è accaduto da quando abbiamo cominciato la Grande Marcia del ritorno è sia cosa speravo che ciò che mi aspettavo – e no. Non è stata una sorpresa che Israele abbia risposto alla nostra marcia con una violenza letale. Ma non mi aspettavo questo livello di crudeltà. D’altra parte, sono stato rincuorato dall’impegno alla non-violenza presente tra la maggior parte del mio popolo.

Un paio di anni fa, la gente qui avrebbe scartato l’idea che delle manifestazioni pacifiche avrebbero ottenuto qualcosa di significante. Dopo tutto, qualunque altra forma di resistenza non ha prodotto nulla di concreto. Cosa mi sorprende è la trasformazione a cui stiamo assistendo nel modo in cui resistiamo. La nostra lotta in precedenza era tra i combattenti palestinesi armati e i cecchini, i carrarmati e gli F-16 israeliani. Ora, si tratta di una lotta tra l’occupazione e i manifestanti pacifici – uomini e donne, giovani e anziani. 

La Grande Marcia del Ritorno ricorda al mondo le origini del conflitto – la nostra estirpazione dalle nostre terre e dalle nostre vite, cominciato nel 1948 e che da allora continua. Abbiamo scelto il 15 maggio come il culmine delle nostre proteste perché quello è il giorno che i palestinesi indicano come la “Nakba”, la parola araba che sta per catastrofe, che è come definiamo le espulsioni dalle nostre case di 70 anni fa. Qualunque soluzione noi negozieremo in futuro per permetter ai nostri due popoli di vivere insieme pacificamente ed equamente, deve partire col riconoscimento di questa ingiustizia.

Comunque, malgrado la risposta da parte dei cecchini israeliani, continuo a impegnarmi per la nonviolenza, così come lo sono tutte le altre persone che “coordinano” questa marcia. Uso le virgolette perché quando un movimento diventa così ampio – attirando quelle che stimiamo essere almeno 200.000 persone durante i venerdì di protesta – non può essere completamente controllato. Noi scoraggiamo dal bruciare bandiere israeliane e dall’attaccare dei cocktail molotov agli aquiloni. Noi vogliamo che il nostro messaggio sia una pacifica, pari coesistenza.

Abbiamo anche provato a dissuadere i dimostranti dal tentare di attraversare il confine con Israele. Ciò nonostante, non li possiamo fermare. È l’azione di un popolo imprigionato che brama la libertà, una delle motivazioni più forti nella natura umana. Allo stesso modo, la gente non se ne andrà via il 15 maggio. Abbiamo intenzione di continuare la nostra lotta finché Israele riconosce il nostro diritto di tornare alle nostre case e alla terra da dove siamo stati espulsi.

La disperazione alimenta questa nuova generazione. Non torneremo alla nostra esistenza sub-umana. Continueremo a bussare alle porte delle organizzazioni internazionali e dei nostri carcerieri israeliani finché vedremo dei passi concreti volti a porre fine al blocco di Gaza.

Ahmed Abu Ratima è un giornalista freelance.

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A 40 anni dalla legge 194, saremo di nuovo nelle piazze di tutta Italia. Chiamiamo tutte a portare nelle strade la nostra rabbia, la determinazione, la gioia di vivere. A gridare con tutta la nostra forza: delle nostre vite decidiamo solo noi! Per una sessualità libera, per la contraccezione gratuita, per essere libere di scegliere! per trasformare la società!
::Martedi 22 maggio::
Anniversario dell'approvazione della legge 194: giornata di azioni territoriali nella città... Stay tuned
::Sabato 26 maggio::

Corteo cittadino ore 17.00. Partenza da Piazza dell'Esquilino

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A 40 anni dalla legge 194
Per una sessualità libera, per la contraccezione gratuita, per essere libere di scegliere!

Le donne stanno lottando in ogni parte del mondo. Di fronte a questa potenza ovunque vediamo un attacco alla libertà che ci siamo conquistate. La contraccezione gratuita, il pieno accesso all’aborto, l’educazione a una sessualità libera sono ancora negati o fortemente ostacolati e, anzi , proprio in questo momento assistiamo al tentativo di sottrarre alle donne il potere e la libertà di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita, con la diffusione dell’obiezione di coscienza e con un attacco feroce dell’aborto.

A quarant’anni dall’approvazione della legge 194, in Italia l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza è sempre più un percorso a ostacoli. Il numero di medici obiettori ha raggiunto una media nazionale del 70%, con punte del 90% in alcune regioni. Solo 390 su 654 strutture dotate di reparti di ostetricia e ginecologia effettuano interruzioni di gravidanza. La pillola abortiva RU486 è somministrata da pochi ospedali e in modo limitato. E non va molto meglio quando in gioco c’è il diritto alla salute durante la gravidanza e il parto. Possiamo venderci liberamente sul mercato del lavoro ‒ al prezzo più basso e alle condizioni più precarie – solo se contemporaneamente accettiamo di tornare nelle case, di essere responsabili del lavoro riproduttivo e della cura, di supplire ai vuoti lasciati dal welfare. Per le migranti il ricatto del permesso di soggiorno è un ulteriore ostacolo alla libertà di scegliere e all'accesso alla salute. Ci si aspetta che facciano il lavoro di cura o piuttosto che colmino il calo demografico, mentre razzismo e sfruttamento stabiliscono gerarchie e posizioni di subordinazione.
Alla logica antiabortista che cancella la vita delle donne contrapponiamo la nostra libertà, di scegliere e di lottare collettivamente. Contrapponiamo i nostri desideri, la maternità quando è liberamente scelta e la possibilità di rifiutare l’ordine tradizionale della famiglia.

Il 22 e il 26 maggio scenderemo nelle piazze perché sappiamo che la sessualità è un campo di battaglia, non una questione privata o di coscienza individuale. Saremo in piazza per rompere l’isolamento a cui siamo costrette quando affrontiamo l’aborto o quando scegliamo la maternità.
Riaffermiamo la nostra libertà e gli spazi di potere conquistati per dire che la sessualità delle donne non è finalizzata alla procreazione, che la maternità non è un obbligo, che l’aborto è una scelta delle donne ma riguarda anche la sessualità maschile.

Alla libertà di scegliere vogliamo dare un senso nuovo a partire dalla forza di un movimento globale che pretende e reclama una trasformazione dell’intera società. Siamo con le donne argentine che hanno imposto al parlamento di discutere la legalizzazione dell'aborto, con le irlandesi che a maggio voteranno in un referendum per decriminalizzare la procedura per l'aborto, con le polacche che per prime hanno scioperato per bloccare i tentativi del parlamento di proibirlo.
Lottiamo per una sessualità libera, contro la subordinazione e la violenza e per questo:

Vogliamo welfare per l'autodeterminazione, la sanità pubblica, laica e a nostra misura, i consultori aperti alle donne di qualunque età, alle persone gay, lesbiche, trans, e alle migranti.
Vogliamo la contraccezione gratuita
vogliamo l'accesso gratuito all'assistenza sanitaria per l'ivg, la gravidanza e il parto indipendentemente dalla cittadinanza e dai documenti.
Vogliamo gli obiettori fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie.
Vogliamo la RU486 a 63 giorni e senza ospedalizzazione, somministrata anche nei consultori pubblici.
Vogliamo l’eliminazione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono all'aborto fuori dalle strutture sanitarie pubbliche.
Vogliamo l'educazione sessuale nelle scuole.
Vogliamo condividere saperi e desideri. Che mille consultorie nascano!

Non Una Di Meno.

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SABATO 12 MAGGIO 2018

Manifestazione Nazionale a Roma

GERUSALEMME CAPITALE ETERNA DELLA PALESTINA

Coordinamento delle Comunità Palestinesi
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)

Invitano a
PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA - PIAZZA DELL'ESQUILINO, SABATO 12 MAGGIO 2018,
ORE 15.00

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illegale è la legge, il suo costo reale

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